{"id":148,"date":"2011-10-24T18:03:25","date_gmt":"2011-10-24T18:03:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.parrotkit.it\/?p=148"},"modified":"2011-10-24T18:03:25","modified_gmt":"2011-10-24T18:03:25","slug":"salvare-i-pappagalli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.parrotkit.it\/?p=148","title":{"rendered":"salvare i pappagalli"},"content":{"rendered":"<div id=\"maincontent\">\n<h1>Il commercio dei pappagalli di cattura: fermiamolo!<\/h1>\n<div>\n<p>Testo e foto di Rosemary Low<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/vecchiosalice.altervista.org\/immagini\/articoli\/cattura_cenerini.jpg\" alt=\"cattura cenerini\" width=\"280\" height=\"210\" \/>Non  avendo ancora istituito una normativa che proibisce le  importazioni,  sembrerebbe che in Europa non ci preoccupiamo abbastanza  per il  benessere dei pappagalli. Con l\u2019entrata in vigore del Wild Bird   Conservation Act del 1993, gli USA hanno stabilito un precedente   positivo ed un ottimo esempio. Vorrei sottolineare l\u2019importanza di   questa legge e la necessit\u00e0 di una normativa simile in Europa e altrove.   Attualmente un Inghilterra viene applicato un doppio standard. Nella   maggior parte dei casi \u00e8 illegale catturare gli uccelli nativi, prendere   le loro uova o perfino disturbarli nei nidi, si pu\u00f2 rischiare il   carcere. Eppure importiamo legalmente da altri paesi migliaia di   pappagalli catturati in natura. Il World Parrot Trust sta lottando per   far cessare le importazioni degli uccelli di cattura nell\u2019Unione   Europea. La nostra petizione \u00e8 stata firmata da oltre 16.000 persone di   83 paesi. Se non lo avete gi\u00e0 fatto, vi chiediamo di firmarla e di   cercare di farla firmare ad almeno altre tre persone.<\/p>\n<p>Il commercio dei pappagalli di cattura \u00e8 crudele, irresponsabile e   inutile. Le ragioni a favore di questo commercio, che si ascoltano   spesso in Europa, non sono valide e si basano su concetti errati.<\/p>\n<h2>Occorre \u201cnuovo sangue\u201d: FALSO<\/h2>\n<p>Molti allevatori dichiarano che \u00e8 necessario ottenere \u201csangue nuovo\u201d   per mantenere le specie che sono pi\u00f9 rare in cattivit\u00e0. Io sostengo che   l\u2019esperienza passata ha dimostrato che l\u2019altissimo numero di alcune   specie non ha generato una popolazione stabile in cattivit\u00e0   semplicemente perch\u00e9 non sono commerciabili. Un esempio \u00e8 quello del   Parrocchetto dalle guance grigie (Brotogeris pyrrhopterus), proveniente   dall\u2019Ecuador occidentale e dall\u2019estremo nord del Per\u00f9. E\u2019 stato molto   sfruttato negli anni \u201880, prima di allora la specie era abbondante nella   sua limitata area di distribuzione in natura. Tra il 1983 e il 1988,   almeno 60.000 esemplari sono stati esportati. La maggior parte erano   piccoli catturati nei nidi e allevati a mano. Negli USA erano molto   popolari. Malgrado le decine di migliaia di esemplari esportati, oggi \u00e8   una specie rara in cattivit\u00e0. Probabilmente negli USA vengono  riprodotti  in meno di 10 allevamenti. L\u2019anno scorso ho fatto molte  ricerche,  inserendo degli annunci su diverse pubblicazioni  specializzate, ma in  Inghilterra non sono riuscita a localizzare un  singolo esemplare. Se una  specie non si pu\u00f2 stabilizzare in cattivit\u00e0,  dopo che ne sono stati  importati 60.000 esemplari in 5 anni,  l\u2019affermazione che il commercio  degli uccelli di cattura deve  continuare per fornire agli allevatori  esemplari non imparentati, non \u00e8  molto convincente. Oggi, la popolazione  totale del Parrocchetto dalle  guance grigie, classificato Minacciato, \u00e8  stimata a soli 15.000  esemplari, un quarto del numero esportato in  cinque anni. In questo  caso il commercio ha avuto un impatto duraturo  sul calo della  popolazione, che a causa della deforestazione non \u00e8 pi\u00f9  possibile  recuperare.<\/p>\n<h2>Le catture sostengono le comunit\u00e0 locali: FALSO<\/h2>\n<p>Alcuni acquirenti di pappagalli di cattura credono di contribuire al   sostegno economico delle comunit\u00e0 locali. Di fatto, la cattura dei   pappagalli genera degli introiti molto bassi per chi le effettua o per   gli altri abitanti dei paesi di origine che hanno bisogno di soldi.   Katherine Renton sta effettuando delle ricerche in Messico sull\u2019Amazona   finschi, dove il commercio delle Amazzoni di cattura sta avendo un   impatto molto negativo, ed ha messo a tacere il mito che sono i poveri a   beneficiare dalle catture dei pappagalli. La maggior parte dei  profitti  di questo commercio vanno agli intermediari, gi\u00e0 benestanti,  nei paesi  di destinazione.<\/p>\n<h2>L\u2019allevamento contribuisce alla conservazione: FALSO<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/vecchiosalice.altervista.org\/immagini\/articoli\/cenerini_morti.jpg\" alt=\"cenerini morti\" width=\"300\" height=\"189\" \/>Alcuni  allevatori sostengono che riproducendo le specie pi\u00f9 rare, che  vengono  ancora importate spesso illegalmente, contribuiscono alla loro   conservazione. In Inghilterra, c\u2019\u00e8 stato il caso dell\u2019allevatore che si \u00e8   procurato delle Are di Lear (Anodorhynchus leari) di cattura, una   specie gravemente minacciata, ed ha scontato una condanna in prigione.   Dichiar\u00f2 che il suo unico obiettivo era la conservazione della specie.   Una rivista settimanale specializzata ricevette molte lettere a sua   difesa, che protestavano per una sentenza troppo pesante e   ingiustificata. Apparentemente, gli autori non avevano capito che le   azioni di questo allevatore e di chi compra queste specie, sono il   motivo per cui la specie \u00e8 cos\u00ec minacciata.<\/p>\n<p>Il motivo principale per cui gli allevatori privati non possono   partecipare ai programmi di riproduzione per le specie minacciate \u00e8 il   rischio di trasmissione di malattie. Negli ultimi vent\u2019anni le malattie   virali hanno colpito gravemente allevamenti e collezioni di pappagalli   in tutto il mondo. Queste malattie sono il risultato delle esportazioni   massicce di pappagalli catturati in natura, dove un gran numero di   esemplari viene tenuto in condizioni di sovraffollamento e di mancanza   d\u2019igiene. I pappagalli selvatici possono vivere a lungo in contatto con   questi virus, ma in condizioni di stress vengono colpiti dalle  malattie.  Inoltre, quando delle specie provenienti da continenti  diversi vengono  tenute nello stesso ambiente, possono contrarre  malattie fatali  trasmesse da virus dai quali non sono in grado di  difendersi. Mi  riferisco alle epidemie della malattia del becco e delle  penne (PBFD),  PDD, Pacheco ed altre. Molte di queste malattie si  manifestano negli  allevamenti anche quando le condizioni sono ottimali.  L\u2019alta incidenza  delle malattie dove vengono mantenute molte specie  diverse, significa  che la reintroduzione di esemplari riprodotti in  cattivit\u00e0 costituisce  un rischio inaccettabile per le popolazioni  selvatiche. Per questo  motivo, i programmi di allevamento per la  reintroduzione delle specie  minacciate devono svolgersi in situ, come  viene fatto per i Parrocchetti  Echo (Psittacula eques) a Mauritius e  per l\u2019Amazona vittata a Porto  Rico.<\/p>\n<p>Alcuni allevatori sostengono anche che \u00e8 importante mantenere e   riprodurre in cattivit\u00e0 le specie pi\u00f9 minacciate per permettere di   reintrodurle se estingueranno in natura. Il fatto che i pappagalli   allevati a mano non sono generalmente adatti per essere reintrodotti, \u00e8   un altro motivo per cui gli allevatori privati difficilmente potranno   partecipare alla conservazione delle specie a rischio. Nella   riproduzione in cattivit\u00e0 la maggior parte dei piccoli viene allevata a   mano, e non dai genitori, per massimizzare la produzione (e i  guadagni).<\/p>\n<h2>Le coppie potranno riprodursi ancora: FALSO<\/h2>\n<p>Tra chi \u00e8 favorevole al commercio degli uccelli di cattura, c\u2019\u00e8 chi   sostiene che quando si prelevano i piccoli dai nidi selvatici, i   genitori si riprodurranno nuovamente. I dati raccolti tra il 1979 e il   1999 da una serie di ricerche sull\u2019ecologia e il comportamento di specie   neotropicali, hanno dimostrato che il tasso delle catture medio era  del  30% (Wright and Toft, 2001). Se la riproduzione non andava a buon  fine,  era estremamente raro che le coppie (di diverse specie) si   riproducessero nuovamente nello stesso anno, succedeva solo con l\u20191%   delle coppie.<\/p>\n<h2>Altri motivi per proibire il commercio dei pappagalli di cattura:<\/h2>\n<p>Crudelt\u00e0<\/p>\n<p>Le tecniche di cattura sono disumane. Chi ne dubita, dovrebbe vedere   il video del World Parrot Trust, \u201cWhere the wild Greys are\u201d. Dimostra  il  terribile trattamento inflitto ai pappagalli Cenerini, anche a molti   esemplari adulti, catturati con le reti nel Congo. Si tratta del tipo   peggiore di commercio e di un terribile spreco, perch\u00e9 molti degli   esemplari adulti moriranno per lo stress dopo aver passato gironi,   settimane o mesi di terrore. La cattura di pappagalli adulti non   dovrebbe essere consentita perch\u00e9:<\/p>\n<p>a) Molti non si adatteranno mai alla vita in cattivit\u00e0<\/p>\n<p>b) La popolazione in et\u00e0 riproduttiva viene decimata<\/p>\n<p>c) Le catture privano alcune coppie dei loro compagni, e   probabilmente causano la morte dei piccoli nei nidi che non vengono pi\u00f9   nutriti.<\/p>\n<p>Le catture dei piccoli nei nidi sono altrettanto crudeli. Un   commerciante nel Chaco in Argentina, ha dichiarato che in un anno   trattava in media 7.000 Amazona aestiva, e che nel 1973 ha allevato a   mano 13.500 piccoli, arrivando a nutrire fino a 300 piccoli all\u2019ora. Un   documentario tristemente famoso, trasmesso molte volte in televisione,   mostrava dei piccoli di questa specie mentre venivano nutriti, anche   eccessivamente. In questo caso i piccoli morivano quasi istantaneamente,   e i corpi venivano gettati da una parte.<\/p>\n<h2>Le catture estirpano le popolazioni<\/h2>\n<div><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/vecchiosalice.altervista.org\/immagini\/articoli\/cenerini.jpg\" alt=\"cenerini\" width=\"400\" height=\"261\" \/><\/div>\n<p>Le catture, da sole o sommate alla perdita degli habitat, possono   causare come \u00e8 gi\u00e0 successo per l\u2019Ara di Spix (Cyanopsitta spixii),   l\u2019estinzione delle specie in natura. Diverse specie, che una volta erano   comuni e che sono familiari a tutti noi, hanno subito un declino   catastrofico a causa delle catture. In Venezuela per esempio, l\u2019Amazona   ochrocephala \u00e8 la specie pi\u00f9 richiesta a causa della sua capacit\u00e0 di   parlare. Desenne e Strahl (1991) sostengono che la specie \u201cpotrebbe   diventare minacciata in Venezuela in seguito al gran numero degli   esemplari catturati per il commercio nazionale e internazionale\u201d. Il   Cacatua sulphurea sulphurea \u00e8 una delle 15 specie di pappagalli   classificate come Criticamente Minacciate, unicamente a causa delle   catture eccessive per il commercio.<\/p>\n<p>Il numero dei pappagalli catturati \u00e8 altissimo. Uno studio della fine   degli anni \u201890 sul commercio internazionale dei pappagalli, ha  rivelato  che tra il 1991 e il 1996 sono stati esportati 1.200.000  pappagalli, la  maggior parte delle specie proveniva dai paesi  neotropicali. Si ritiene  per\u00f2 che il numero dei pappagalli catturati in  natura sia molto pi\u00f9  alto, perch\u00e9 non \u00e8 stata calcolata la mortalit\u00e0  precedente  all\u2019esportazione, stimata fino al 60% di tutti gli esemplari  catturati  da adulti o nei nidi. I dati ufficiali non tengono conto del   considerevole commercio illegale di pappagalli, internazionale e  locale.  Considerando tutti questi fattori, si \u00e8 stimato che dal 1982 al  1986 il  totale dei piccoli catturati nei nidi nei paesi neotropicali  era tra i  400.000 e gli 800.000 l\u2019anno.<\/p>\n<h2>Distruzione dei nidi<\/h2>\n<p>La mancanza di nidi, spesso causata dall\u2019abbattimento degli alberi,   sta causando la diminuzione delle popolazioni selvatiche in molte zone. I   ricercatori che nel Chaco argentino hanno studiato l\u2019impatto delle   catture sull\u2019Amazona aestiva, hanno calcolato che tra il 1981 e il 1989,   per catturare i piccoli nei nidi sono stati abbattuti o danneggiati   illegalmente circa 100.000 alberi utilizzati dalla specie per nidificare   (Bucher et al, 1992).<\/p>\n<h2>CITES<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/vecchiosalice.altervista.org\/immagini\/articoli\/macawsaaa.jpg\" alt=\"pappagallo\" width=\"186\" height=\"280\" \/>La  Convenzione sul Commercio delle Specie Minacciate (CITES) ha   contribuito \u2013 ma non sufficientemente \u2013 a controllare le esportazioni.   Si tratta dell\u2019unico trattato internazionale per la protezione dallo   sfruttamento commerciale eccessivo delle specie minacciate di flora e di   fauna. A seconda del grado di minaccia, le specie sono suddivise in  tre  Appendici o Allegati. La I Appendice comprende le specie pi\u00f9   minacciate, per le quali le catture avrebbero un effetto catastrofico.   La II Appendice include le specie che potrebbero diventare minacciate   con un commercio incontrollato. La cattura di queste specie \u00e8 consentita   se \u00e8 sostenibile e se gli esemplari sono stati ottenuti legalmente.   Nella II Appendice sono stati inclusi anche i discendenti riprodotti in   cattivit\u00e0, ma non di prima generazione, delle specie di I Appendice.<\/p>\n<p>Il trattato \u00e8 stato firmato nel Marzo del 1973. Il 6 Giugno 1981,   quasi tutte le specie di Psittacidi, escluse quelle gi\u00e0 appartenenti   alla I Appendice, sono state incluse nella II Appendice. Attualmente 136   paesi hanno aderito alla convenzione CITES. Purtroppo, alcuni dei  paesi  che commerciano un numero altissimo di pappagalli di cattura non  hanno  aderito alla CITES. Le specie di II Appendice continuano ad  essere  catturate ed esportate, malgrado la maggior parte non sia stata  studiata  e non si sa se il livello delle catture \u00e8 sostenibile. Le  quote annuali  di cattura, come quelle stabilite dai governi della  Guiana e  dell\u2019Argentina, apparentemente non sono state basate su delle  ricerche, e  potrebbero essere state o essere tuttora non sostenibili.<\/p>\n<h2>Paesi esportatori<\/h2>\n<p>Negli ultimi decenni, ci sono stati molti cambiamenti nei principali   paesi neotropicali esportatori di pappagalli. Dal 1967 il Brasile   proibisce l\u2019esportazione della fauna selvatica, il Costa Rica e il   Venezuela dal 1970 e la Colombia dal 1973. All\u2019inizio degli anni \u201870,   gli esportatori principali erano il Messico, la Colombia, il Per\u00f9 e il   Paraguay. Nei primi anni \u201880, il Belize, l\u2019Ecuador, il Messico e la   Colombia cessarono di esportare uccelli catturati in natura, e gli   esportatori principali erano l\u2019Argentina, la Bolivia, la Guiana,   l\u2019Honduras e il Per\u00f9. Nel 1984 la Bolivia ha proibito le esportazioni di   fauna selvatica, e per qualche anno l\u2019Argentina divent\u00f2 il principale   esportatore di pappagalli neotropicali. Il Guatemala proib\u00ec le   esportazioni nel 1986, e l\u2019Honduras nel 1990. All\u2019inizio degli anni \u201890,   la maggior parte dei pappagalli esportati in Europa proveniva dalla   Guiana e dal Nicaragua. E\u2019 importante notare che nella maggior parte di   questi paesi il commercio locale dei pappagalli di cattura ha  continuato  ad essere molto attivo, e che le catture e le esportazioni  illegali di  molte specie non sono diminuite Molti pappagalli vengono  portati  illegalmente oltre frontiera.<\/p>\n<h2>Specie con un alto livello di mortalit\u00e0<\/h2>\n<p>Alcune specie vengono esportate malgrado le loro probabilit\u00e0 di   sopravvivenza siano quasi nulle. E\u2019 risaputo che lo Psittacula   longicauda raramente sopravvive in cattivit\u00e0 per pi\u00f9 di pochi mesi. Si \u00e8   riusciti raramente a riprodurre la specie in cattivit\u00e0, e non a lungo   termine. Nel 2000, 648 esemplari sono stati esportati dalla Malesia, \u00e8   improbabile che qualcuno di loro sia ancora vivo. Molti non  sopravvivono  neanche al viaggio, in parte perch\u00e9 vengono trasportati  male per  risparmiare sui costi.<\/p>\n<p>Un\u2019altra specie originaria della Malesia con un altissimo tasso di   mortalit\u00e0, \u00e8 il piccolo Psittinus cyanurus. E\u2019 classificato   Quasi-minacciato (quasi come Vulnerabile, cio\u00e8 a rischio di estinzione a   medio termine). Il tasso di sopravvivenza \u00e8 basso anche per i  Loriculus  galgulus esportati dalla Malesia, anche se si riesce a  riprodurne un  numero ridotto in cattivit\u00e0. Ovviamente, l\u2019obiettivo  delle esportazioni \u00e8  solo economico senza nessuna considerazione per il  benessere degli  uccelli. Anche se questo non dovrebbe stupire nessuno,  il commercio  delle specie che soffrono di un tasso di mortalit\u00e0  eccessivo dovrebbe  essere proibito. Purtroppo, \u00e8 probabile che  passeranno molti anni prima  che l\u2019etica avr\u00e0 un suo ruolo in questo  commercio, se mai succeder\u00e0.<\/p>\n<h2>Il commercio in Indonesia<\/h2>\n<p>A Luglio di quest\u2019anno, l\u2019associazione indonesiana KSBK (Animal   Conservation for Life) ha pubblicato un rapporto sul commercio dei   pappagalli in Indonesia. Nella provincia di North Maluku vengono   catturati annualmente 15.000 pappagalli. Non c\u2019\u00e8 limite al numero di   catture effettuate per certe specie (come il Cacatua alba). Anche per le   specie per le quali non esiste una quota di esportazione, vengono   rilasciati permessi di cattura dal SBKSDA, l\u2019autorit\u00e0 forestale.   L\u2019esercito indonesiano (TNI) \u00e8 coinvolto in questo commercio. I militari   che rientrano dal servizio trasportano centinaia di pappagalli sulle   navi della Marina Militare. Tra le specie commerciate ci sono i Lorius   garrulus, gli Eos squamata e i Cacatua alba. Da Gennaio a Marzo del   2002, il KSBK con il sostegno del RSPCA, ha condotto un\u2019investigazione   sul commercio dei pappagalli in cinque mercati di Java. I Lorius lory   sono la specie pi\u00f9 commerciata, sono molto numerosi anche altre specie   di Lorius, gli Eos, gli Eclectus, gli Alisterus chloropterus e i   Tanygnathus. I commercianti di Jakarta e di Bali spediscono gli uccelli   in Pakistan, Qatar, Taiwan, Italia e Spagna, molti di questi uccelli   vengono dichiarati falsamente come riprodotti in cattivit\u00e0. Tra le   specie catturate, il 47% sono protette dalla legge locale. Le catture   hanno causato l\u2019estinzione locale dei Cacatua sulphurea e moluccensis,   degli Eos histrio, dei Lorius domicella e garrulus.<\/p>\n<p>Il nostro iscritto Stewart Metz, M.D., ha creato una petizione   indirizzata a Megawati Soekarno Putri, presidente dell\u2019Indonesia, per   fermare il commercio illegale degli uccelli indonesiani. Vi invitiamo a   firmarla su questo sito: <a href=\"http:\/\/www.petitiononline.com\/cockatoo\/petition.html\">www.PetitionOnline.com\/cockatoo\/petition.html<\/a><\/p>\n<p>E\u2019 stato provato che il Wild Bird Conservation Act (WBCA) ha avuto   l\u2019effetto di diminuire le catture dei piccoli nei nidi in Sud America.   Nelle dieci specie per le quali \u00e8 stato possibile effettuare un paragone   diretto, il tasso delle catture era del 48% prima dell\u2019entrata in   vigore del WBCA , successivamente \u00e8 diminuito al 20%. Gli studi hanno   dimostrato che dopo il blocco delle importazioni dei pappagalli di   cattura negli USA, le esportazioni di alcune specie dai paesi   neotropicali \u00e8 diminuita. Si ridurrebbero ancora di pi\u00f9 se l\u2019Unione   Europea seguisse lo stesso esempio. Il 75% del totale dei pappagalli di   cattura commerciati legalmente nei tre anni successivi all\u2019entrata in   vigore del WBCA, sono stati importati nell\u2019UE.<\/p>\n<p>Tuttavia, ci sono anche altri paesi, specialmente in Asia, che   importano un gran numero di pappagalli di cattura. E\u2019 probabile che in   futuro la maggior parte dei paesi non permetter\u00e0 pi\u00f9 le importazioni dei   pappagalli di cattura. Ma forse sar\u00e0 troppo tardi, e il numero di  molte  specie si sar\u00e0 talmente ridotto che le catture per l\u2019esportazione  non  saranno pi\u00f9 redditizie. Questo commercio ha gi\u00e0 causato un danno   irreversibile e una sofferenza inimmaginabile a milioni di pappagalli.<\/p>\n<p>Bibliografia<\/p>\n<p>Bucher, E.H., C.S.Toledo, S.Miglietta et al, 1992, Status and   management of the Blue-fronted Amazon Parrot in Argentina, PsittaScene, 4   (2): 3-6. Desenne, P., and S.D.Strahl, 1991, Trade and the  conservation  status of the family Psittacidae in Venezuela, Bird  Conservation  International, 1 (2): 163-169. Wright, T., and C.A.Toft,  2001, Nest  poaching for trade, PsittaScene, 13 (3): 6.<\/p>\n<p>Ringraziamenti<\/p>\n<p>Vorrei ringraziare John Caldwell, WCMC, Cambridge, per i dati sul commercio.<\/p>\n<p>Vi prego di riprodurre questo articolo. Non \u00e8  necessaria la nostra  autorizzazione ma vi chiediamo di citarne la fonte:  \u201cQuesto articolo \u00e8  apparso per la prima volta su PsittaScene del  Novembre 2002, la rivista  del World Parrot Trust\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il commercio dei pappagalli di cattura: fermiamolo! Testo e foto di Rosemary Low Non avendo ancora istituito una normativa che proibisce le importazioni, sembrerebbe che in Europa non ci preoccupiamo abbastanza per il benessere dei pappagalli. 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